FAQ

FAQ BIOCHAR

Abbiamo risposto qui alle domande più frequenti

In cosa consiste un impegno volontario aziendale per la carbon neutrality?

Si tratta dell’adozione combinata di accorgimenti che da un lato diminuiscono le emissioni di gas serra derivanti direttamente e indirettamente dalle proprie attività, dall’altro dell’investimento di somme considerevoli in attività che impediscono ulteriori emissioni di gas serra (ad esempio finanziando progetti di produzione energetica da fonti rinnovabili, nel qual caso si parla di avoided emmissions, emissioni evitate) oppure che sottraggono attivamente carbonio dall’atmosfera fissandolo in materiali inerti e stabili per lungo tempo (e si tratta del carbon removal, il sequestro di carbonio). Le emissioni residue dell’azienda, quelle cioè che non possono essere evitate, trovano compensazione in progetti esterni che le assorbono, generando così un bilancio netto delle emissioni a zero.

Aichi Obiettivo 20, Startup Innovativa A Valore Sociale, ha deciso di puntare sulle filiere biochar: perché sono innovative, e racchiudono in sé un enorme valore sociale. Il biochar è stato riconosciuto come efficace per il contrasto al cambiamento climatico e consistente con l’obiettivo di contenere il riscaldamento globale entro i 1,5°C dall’IPCC2.

Cosa sono i Credi-C?

Un Credi-C equivale ad una tonnellata di CO2 sequestrata dall’atmosfera nel biochar.

La generazione dei Credi-C avviene nel rispetto di alcuni principi generali quali la misurabilità, l’additività, la permanenza, e la standardizzazione. La redazione di precisi protocolli di certificazione, che definiscono le condizioni operative e le caratteristiche che devono avere i materiali e le attività condotte, consente di ottemperare a tali requisiti. La trasparenza e l’integrità di tutti i processi sono ulteriori requisiti fondamentali per garantire il valore dei certificati prodotti. Il protocollo di Block CO2 rispetta gli “Oxford Principles for Net Zero Aligned Carbon Offsetting”

Per questo, Aichi Obiettivo 20 ha scelto di avvalersi di una tecnologia blockchain per tracciare in modo inalterabile tutte le fasi del processo che porta a generare ogni singolo credito di CO2.

In questo modo, le aziende che hanno quantificato le proprie emissioni residue non eliminabili possono acquistare i Credi-C in quantità sufficiente a bilanciarle, senza doversi preoccupare di realizzare direttamente i progetti che hanno generato tali compensazioni.

Cos’è il biochar?

Biochar è un termine di recente diffusione, che indica un materiale carbonioso ottenuto dalla pirolisi (riscaldamento in assenza di ossigeno) di materiali organici (biologici) di varia origine.

Il carbone di legna veniva un tempo prodotto dalla lenta combustione in carenza di ossigeno nelle carbonaie, cumuli di legna coperti di terra, che richiedevano grande maestria per ottenere una buona resa in carbone, con grande emissione di gas e fumi non proprio amici dell’ambiente, e con lo scopo di ottenere alla fine un combustibile; era quindi un processo carbon neutral, condotto con bassa efficienza e a prezzo della integrità ambientale.

Il moderno biochar è in effetti sempre carbone vegetale, ma ottenuto in condizioni controllate, in impianti che sono anche in grado di effettuare il recupero energetico del calore che si genera durante il processo. Purché non venga usato esso stesso come combustibile, il biochar rappresenta una forma di sequestro di carbonio, di durata maggiore di 500 anni e considerato perciò permanente. È un materiale naturale e tecnologico allo stesso tempo: utilizza il processo naturale come la fotosintesi, che incorpora il carbonio della CO2 atmosferica nella lignina e cellulosa delle piante (alberi, piante da frutto, paglie, scarti, ecc.); ma si avvale di moderni impianti di pirolisi per indurre la trasformazione chimica che lo rende un materiale speciale e per recuperare tutta l’energia possibile, in una ottica congiunta di mitigazione climatica ed economia circolare.

Cos’è la pirolisi? E’ come l’incenerimento?

No, la pirolisi è un processo termochimico che avviene in assenza di ossigeno.

Nell’incenerimento, la maggior parte del carbonio presente nel combustibile viene combinato con l’ossigeno, producendo CO2 (il più noto dei gas serra); il recupero energetico è totale, e il materiale di risulta è essenzialmente cenere, ossia sali minerali completamente ossidati.

Nella pirolisi, il carbonio presente nelle molecole organiche si riorganizza nello spazio, dando origine ad altri composti chimici molto stabili, composti da “esagoni” di carbonio combinati fra loro: il carbone, detto anche biochar.

In un pirogassificatore, una parte del carbonio viene rilasciata come gas, che viene bruciato, riscaldando il resto della massa e privandola dell’ossigeno residuo. Il calore prodotto dal processo può essere recuperato sia come energia termica, per alimentare sistemi di riscaldamento civile o industriale, oppure può essere convertita in energia elettrica. Dal momento che solo una parte del carbonio viene bruciato, mentre il resto è stabilizzato nel biochar, si tratta di una forma di produzione di energia carbon negative: energia prodotta con sottrazione netta di CO2 dall’atmosfera, a differenza delle energie rinnovabili più note che sono carbon neutral, ossia sono prodotte con un bilancio di emissioni zero.

Ma non è meglio piantare alberi?

Piantare alberi è un’attività divenuta iconica per il contrasto al cambiamento climatico. Sappiamo che la fotosintesi cattura la CO2 e la fissa nel legno e negli altri tessuti vegetali. Tuttavia, alla morte dell’albero, tutto il carbonio torna in circolo con la decomposizione; nel caso di legno destinato alla combustione come biomassa, tutto il carbonio accumulato in decenni di crescita dell’albero torna in atmosfera nel giro di pochissimo tempo.

Effettuare la pirolisi e trasformare il materiale legnoso in biochar è invece un modo per metterlo “in cassaforte” ed assicurare una sua lunga permanenza fuori dall’atmosfera. Esistono siti archeologici dove si osservano depositi di carbone vegetale antico anche di millenni.

A che serve il biochar?

Il biochar non è solo un modo per fissare il carbonio in modo durevole. È un materiale dotato di notevoli proprietà come miglioratore dei suoli agricoli:

  • aumenta la capacità di ritenzione idrica
  • migliora l’accrescimento radicale
  • stimola la crescita delle micorrize
  • favorisce la flora batterica del suolo
  • accumula le sostanze fertilizzanti e le rilascia gradualmente

L’utilizzo di biochar in ambito agricolo è quindi utile anche dal punto di vista agronomico, oltre che climatico.

Un utilizzo molto promettente del biochar, che sfrutta le sue proprietà di potenziamento dei processi microbici, è come coadiuvante del compostaggio. Il co-compostaggio con biochar consente di ridurre le emissioni di metano e protossido di azoto durante tale processo. Metano e protossido di azoto sono due gas serra dagli effetti climalteranti molto più intensi di quelli della CO2. In termini di CO2 equivalente, il fattore moltiplicativo (prendendo una scala temporale di 100 anni, secondo l’UNFCCC) è di 25 per il metano, e addirittura 298 per il protossido di azoto; quindi, ogni tonnellata di protossido di azoto equivale, come effetto climatico, a 298 tCO2eq. La contabilizzazione delle emissioni evitate attraverso l’utilizzo di biochar nel processo di compostaggio può aggiungere ulteriori crediti di carbonio per avoided emissions oltre a quelli di carbon removal.

Un altro settore dove il biochar può consentire di ottenere riduzioni misurabili di emissioni è quello zootecnico. In zootecnia il biochar può trovare svariati impieghi:

  • come materiale di lettiera, con il vantaggio di abbattere gli odori e rendere più salubre l’ambiente di stalla, evitando la dispersione di azoto;
  • come additivo alimentare per i ruminanti, riducendo le emissioni di metano da fermentazione enterica e al contempo migliorando lo stato di salute degli animali
  • come trattamento dei reflui liquidi, dai quali assorbe le sostanze disciolte.

In queste applicazioni, è possibile documentare le mancate emissioni di protossido di azoto e metano e certificare, dopo opportuni test, le emissioni di gas serra evitate, convertendole in tCO2eq da avoided emissions.

Per finire, se il biochar viene utilizzato in materiali biocompositi o in bioedilizia, purché tali usi non comportino una combustione finale, è comunque possibile emettere crediti di carbonio in base al quantitativo di carbonio contenuto nel biochar usato.

Come posso avviare o entrare in una filiera biochar per produrre dei “Crediti di Carbonio”?

Le filiere biochar orientate alla produzione di crediti di carbonio rappresentano una sintesi senza precedenti di modelli di economia circolare, comunità energetiche, green community e sviluppo delle aree interne.

Grazie alle soluzioni tecniche per la pirolisi su piccola e media scala, è possibile concepire filiere biochar perfettamente funzionali anche all’interno di una singola azienda agricola, soprattutto se comprendente sia produzioni da legnose agrarie (oliveti, frutteti, vigneti) sia zootecniche; parimenti è possibile pensare a filiere biochar costruite su filiere agroalimentari esistenti, distretti territoriali di prodotti a denominazione protetta, di agricoltura biologica, ecc.

Gli entry point dell’offerta di Aichi Obiettivo 20 sono tanti quante sono le possibili articolazioni di una filiera biochar: da soluzione per lo smaltimento di materiali agro-forestali di scarto, fino alla promozione di modelli di agricoltura rigenerativa di comunità. Oltre a curare il processo di certificazione, Aichi Obiettivo 20 può offrire servizi di consulenza per la creazione ex-novo di filiere biochar, così come per la semplice validazione di filiere esistenti o per il potenziamento di filiere incomplete. In ogni caso, l’emissione e la vendita dei crediti di CO2 consentono di estrarre il valore ed incanalarlo verso il rafforzamento di comportamenti virtuosi: ad esempio, migliorando la redditività di forme di gestione forestale sostenibili, basate su prelievi più leggeri.

La filiera biochar diviene così uno strumento di sviluppo sostenibile dei territori rurali e montani, che contribuisce al contempo alla soluzione dell’emergenza climatica mondiale. Una vera e propria soluzione g-local, tutta made in Italy. (call to action – contattaci)

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